Pagina:Barrili - Arrigo il Savio, Milano, Treves, 1886.djvu/292

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


io lo so, io l'ho veduto, io l'ho scrutato nei più intimi penetrali dell'anima, egli vi ama. Mi credete voi capace d'ingannarvi?

— No, — disse Gabriella. — Credo che siate ingannato voi stesso. Io stimo e rispetto vostro nipote. Vi dirò di più; lo vedevo assai volentieri, anche ignorando ch'egli appartenesse alla vostra famiglia.

Ma io l'ho udito più volte, ed ho potuto giudicarlo. Non amo gli scettici. Arrigo Valenti è un savio; lo dicono tutti. Sapete voi che cos'è un savio a venticinque anni? È un uomo senza gioventù, senza entusiasmo, senza idealità, senza cuore, la rovina anticipata di una coscienza. Mio padre e mia madre, signor Cesare, mi hanno educata al culto delle grandi anime, dei cuori aperti e leali, delle nobili idee, dei generosi sentimenti. Non conoscevo ancora un uomo, fuori che mio padre, e già ne ammiravo, ne amavo uno, che somigliava a voi. —

Il discorso era stato lungo, e Cesare Gonzaga lo aveva ascoltato con molta calma, perchè, sebbene qualche volta gli fosse venuta la voglia d'interrompere, si trattava di cose