Pagina:Barrili - Castel Gavone.djvu/296

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te al muro. Non vi schermite dunque inutilmente; non guastate in vani contorcimenti la vostra serena bellezza.

— Mio Dio! mio Dio! — mormorò la povera Nicolosina, giungendo le palme

sul seno e levando al cielo uno sguardo atterrito.

— Siete bella, — proseguì il Sangonetto — molto bella, troppo bella, ve

lo dico io, che me ne intendo, e, da vent'anni in qua, non fo che studiare di questa importante materia. Non vi aspettavate la mia visita, lo so; ma fuggivate quella d'un altro. Vi basti di averla cansata e di averci, non fo per dire, guadagnato nel cambio. La Nena di Verezzi, che ci ha, senza farvi torto, il primo paio d'occhi di tutto il paese, dice che io sono il più bell'uomo del Finaro. Ah, ah! che ne dite? Non ha, buon gusto la Nena? —

La misera donna fremeva di paura e di orrore insieme, a vedersi quel ceffo dinanzi e a doverne udire le sconcie parole. Per fermo egli era preso dal vino. L'alito impuro dallo stravizzo le offendeva la nari.

Per altro, e non era forse a vedersi in cotesto un aiuto del cielo? che non avrebbe ardito prima d'allora il ribaldo, se i fumi del vino bevuto non gli avessero offuscato il cervello? A questo pensiero un fil di speranza le balenò nella mente, e, vincendo il raccapriccio ond'era tutta compresa, tentò, col dargli risposta, di guadagnar tempo su lui.

— Badate; — diss'ella. — Siam vittime di un tradimento e la vittoria di

un istante vi accieca. Ma i vostri concittadini, più fedeli di voi al loro signore non tarderanno a giunger quassù. Non aggravate la vostra colpa, Tommaso Sangonetto. Siete un ribelle; non diventate un infame. Io stessa chiederò