Pagina:Barrili - Come un sogno, Milano, Treves, 1889.djvu/203

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 195 —


— Venite; — le dissi; — venite a contemplare quella splendidezza di cielo. —

Ella si arrese al mio invito, senza risponder parola; mi seguì, come avrebbe fatto un bambino.

Giungemmo alla finestra. Io dischiusi le imposte e la trassi al davanzale. Il balcone, come ho detto più sopra, dava sul pergolato, e tutto, davanti a noi, dal muro della casa fino al mare lontano, era un tessuto delle più svariate temperanze di verde, che s’infoscavano e si lumeggiavano, secondo i loro avvallamenti e le loro sporgenze, ai raggi dell’astro notturno.

Era una notte stupenda. La luna splendeva a mezzo il cielo, gloriosa del suo pieno disco, e col diffuso chiarore soverchiava la luce degli astri lontani, confondendone lo scintillìo in quella specie di polviscolo argentino, ond’era sparsa tutta la vôlta diafana del fir-