Pagina:Barrili - Come un sogno, Milano, Treves, 1889.djvu/272

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Ma era detto che anche allora io dovessi far torto alla cuoca, che era, già s’intende, la Rosa. Poco stante, ci alzammo da tavola ed io offersi il braccio alla fata gentile, per compier la visita del suo palazzo incantato. Volevo veder tutto, impadronirmi della posizione; ed ella godeva di vedermi così premuroso, di sentirsi lodare con tanto ardore dell’opera sua.

Per tutto quel tempo s’era stati a riguardo, facendo molte parole vane e ricambiandoci cortesie a mezz’aria. Ma già, così non poteva durare più a lungo, e la nostra conversazione risentiva del disagio in cui eravamo ambedue. Dopo tutto, non c’era egli ancora un punto da chiarire? Avevo io adempiuto gelosamente all’incarico, mettendo le sue lettere alla posta senza pur dare un’occhiata alla soprascritta?

Come fummo soli, ben soli, io presi la donna