Pagina:Barrili - Come un sogno, Milano, Treves, 1889.djvu/97

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E restò sovra pensieri, cogli occhi fissi sulla campagna che ci fuggiva dinanzi.

Intanto io guardava lei, divoravo degli occhi quella sua testolina leggiadra. Un raggio di sole, non potuto rattenere dalla tendina azzurra che la brezza di fuori e gli sbalzi del treno ad ogni tanto smuovevano, era venuto a cogliere il suo viso di sbieco, lumeggiando di strani riflessi bronzini e dorati le morbide anella de’ suoi capegli neri, guizzando per entro alla vaga lanuggine delle guance tondeggianti, e dando la trasparenza delle foglie di rosa ai contorni purissimi del suo delicato profilo. E mi struggevo in quella contemplazione, come ho sempre creduto che si strugga la cera, ammirando il lucignolo ardente; e non potevo saziarmene, e quanto più guardavo, più forte sentivo lo strazio di quell’agonia. Scherno crudele della fortuna! Ella era così vicina a me, e già così lontana