Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/159

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ad impazzire al pensiero che forse non avrebbe potuto uscirne mai più, mai più sollevare colle sue deboli braccia la lapide di quel pauroso sepolcro. Che cuor fosse il suo, che negri pensieri le ingombrassero la mente, mal sapremmo descrivere. Argomenti queste ineffabili angosce chi ha fortemente amato, e in un giorno della sua vita ha desiderata, invocata la morte.

E quella mattina, la poveretta, se non più triste (che sarebbe stato impossibile), era turbata più del consueto. Quella gran signora verso la quale ella s’era sentita attrarre da una ignota possanza, per cui consiglio ella s’era ridotta là dentro, quella gran signora era venuta poche ore dianzi, era rimasta sola, lungamente sola, con lei, alla sbarra del parlatorio. Che cosa le aveva detto in quel lungo colloquio la marchesa di Priamar? La povera madre aveva parlato in quel modo che le era comandato dal terribile dilemma di Bonaventura. E i suoi intendimenti erano materni, poichè ella sacrificava sè stessa, per offrire uno scampo alla sua diletta figliuola.

Però, con molti giri e rigiri di frasi, ella aveva cominciato a toccarle del segreto in cui erano involti i suoi natali; delle gravi difficoltà che ne derivavano a lei, innocente creatura, condannata dal reo destino a viver sola nel mondo, senz’altro aiuto che la protezione, ristretta e manchevole pur troppo, di una dama di misericordia. Ella non poteva acconciarsi alla vita monastica; voleva uscir dal convento; ma come, se a lei mancava una stato, una famiglia? Entrare in casa altrui, farsi una famiglia nuova; questo era il punto. Ma chi l’avrebbe condotta in moglie, chi le avrebbe dato il suo nome, poichè ella non ne aveva uno da poter recare con giusta alterezza in quella comunione di beni morali e materiali, ma anzitutto morali, che è il matrimonio?

La giovinetta, che era rimasta fino a quel punto, e senza parole, ad udirla, non ardì profferire il nome di Lorenzo, sebbene il pensiero corresse a lui facilmente; a lui che non aveva avuto bisogno di sapere dond’ella nascesse per amarla e proteggerla come una sorella; a lui che, innanzi di partire per quella impresa disperata nella quale era impegnato il suo nome, le aveva detto una santa parola di amore; a lui che lasciava al mondo le sue viete consuetudini, le sue sottigliezze crudeli, e soleva reputare ognuno figlio delle opere proprie. Non ardì profferire quel nome, perchè ogni nobile affetto ha il suo pudore, nè ama svelarsi ai profani; ma tacendo, vide il mondo come le era dipinto da quella da-