Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/186

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servitore; Lorenzo, uscito di convalescenza, aveva ripigliate le sue consuetudini, ed era per l’appunto da due ore andato a fare la sua passeggiata pei greppi.

- Andrò dunque a rintracciarlo lassù; - disse il Giuliani, nell’atto di tornarsene fuori.

- Non vuol fare colazione prima di andare? - gli chiese Antonio, che conosceva il suo debito di cerimoniere.

- Più tardi, più tardi; - rispose il Giuliani. - Non ho ancora appetito.

- Vuole che l’accompagni?

- No, conosco la strada, se egli è andato al suo solito luogo.

- Oh, il signor Salvani non muta; sempre alla Bricca. Pigli la viottola della costa, poi volti a diritta....

- Lo so, Antonio, lo so; grazie tante, e a rivederci. -

Ciò detto e senza aspettare la sberrettata del vecchio gastaldo, il Giuliani scese il poggio della Montalda, e giunto alla stradicciuola campestre, tornò a salire su per la costiera, verso quella balza che era la meta delle gite quotidiane dell’amico. La Bricca era un luogo veramente selvaggio, la cui orridezza piaceva a Lorenzo, se pure può dirsi che cosa alcuna gli piacesse, dacchè era uscito fuggiasco da Genova. Su per quei greppi egli andava in compagnia de’ suoi tristi pensieri, senz’altro viatico che un libro, trascelto nei pochi e polverosi volumi della Montalda, un vecchio Cicerone nel quale egli leggeva per la quinta volta le stupende pagine De Senectute. Era l’unico intermezzo ch’egli ponesse nelle sue dolorose meditazioni. Quel trattatello di vera e sana filosofia, così serenamente malinconico in quella che era così schiettamente elegante, se per avventura non gli racconsolava lo spirito, certo lo disviava per alcuni istanti dalle sue cure, riusciva una sosta a’ suoi struggimenti.

Non era uno svago, di certo; nè sempre accadeva ch’egli spendesse nella lettura quegl’istanti di alpestre riposo. Talvolta gli occhi soli seguivano macchinalmente i periodi armoniosi del gran dicitore romano, mentre lo spirito era altrove. Tal altra il pensiero dominante s’addormentava un tratto nel profondo, ma per rifarsi a punger più forte la sua vittima. E allora il libro si richiudeva, e Lorenzo Salvani rimaneva sopraffatto, istupidito dall’interna amarezza. Sentiva dentro di sè come una grande rovina; non aveva forza da opporre. Questi, che così soffrono, sono gli animi forti, o che si chiamano tali; chè veramente non ce ne sono di autentici, fuorchè in apparenza. L’aspetto è composto, la