Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/282

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XXXI.

Donna senza cuore, rosa senza odore

Incominciava la pagina con una breve notizia genealogica, della casata Vivaldi, del ramo di Valcalda, che veniva ad estinguersi nella persona della marchesa Ginevra. Seguivano alcuni cenni intorno a costei, nata nel 1834, educata presso le Dame del Sacro Cuore, a Lione, e maritata di sedici anni al marchese Antoniotto Della Torre, il cui nome leggevasi ornato d’una chiamata alla pagina precedente, ov’erano le notizie risguardanti quell’orrevole personaggio. Era un diligente annotatore, il Gallegos, e soleva fare ogni cosa a puntino.

Messe sulla carta queste poche cose, a mo’ di preambolo, il padre Bonaventura veniva difilato a toccare della amicizia di Ginevra colla viscontessa Onorina Roche Huart, nata de Kérouèc, amicizia nata tra le mura del monastero e tenuta viva da un lungo ed abbondante carteggio. E qui, senza dire in che modo gli cadessero in mano, il gesuita era venuto trascrivendo le lettere di Ginevra all’amica lontana.

Queste lettere non erano poche, nè brevi, e sebbene il carattere di Bonaventura fosse tondo e fitto, vero carattere da prete, il carteggio teneva lo spazio di molte pagine inchiostrate, s’intende, sopra ambedue le facce. I nostri lettori, che già sanno in qual modo quelle lettere, giunte al loro destino, tornassero copiate in balìa del gesuita; i nostri lettori, che ne hanno già avute le primizie, allorquando noi, pel bisogno del nostro racconto, abbiamo dovuto dir come e perchè la marchesa Ginevra si facesse a chieder la storia di Goffredo Rudel e di Percivalle Doria ai suoi convitati della Corte d’amore; i nostri lettori non avranno discaro di vedere un po’ più addentro in questo carteggio, e, dopo aver già sollevato un lembo del velo, scoprire finalmente del tutto quest’Iside misteriosa del racconto che hanno seguito con tanta pazienza fin qua.

Leggano adunque, si facciano in compagnia d’Aloise a scrutare il vero, ma senza averne il capogiro, senza abbeverarsi di fiele, come a lui avvenne pur troppo in quella triste lettura. Per verità, il primo senso era stato d’alto stupore, cagionato