Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/290

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modo di farsi presentare in casa mia e s’è fatto un debito di strombolarmi subito un complimento, io li conosco tutti, questi uomini; son tutti di una pasta. Non ho veduto altro che la superficie, dirai tu; ma non è questa la parte migliore dell’uomo? Orbene, la loro superficie è sgradevole. Io ringrazio il cielo che m’ha fatta meno brutta di tante e tante altre, poichè di tal guisa ho potuto vederli meglio e d’un tratto. Non credi tu che la bellezza sia per noi donne una seconda vista? Non siamo noi più in grado di custodirci contro gli assalti di questi rubacuori? Dall’alto d’una rocca ben munita non si specola meglio all’intorno, non si notano più facilmente i difetti del nemico, e non si finisce il più delle volte a ridere delle sue mostre spavalde e de’ suoi miseri sforzi?

«Vengo al tuo protetto, che correvo risico di dimenticare da capo. Egli si chiama Aloise di Montalto, marchese come son tutti i patrizi genovesi, e nobile d’antica data come non tutti sono. Credo che se ne tenga, e in questo fa bene. È in apparenza uno de’ più modesti, ma nel fatto uno de’ più altieri; studia leggi per suo capriccio, e dicono che abbia ingegno, che faccia versi e musica come gli antichi trovatori, ma niente ne è venuto fuori ad affrontare il giudizio dell’universale; solo è noto che i letterati e i musicisti l’hanno in gran conto, sebbene assai giovine, e poco più che ventenne. Gli sfaccendati eleganti, poi, lo imitano in ogni cosa; s’industriano a vestir come lui, vanno scimmiottando i suoi modi, il suo portamento, perfino la sua andatura, e lo citano ad ogni tratto come un esempio di cavalleria. E qui debbo aggiungere che è uno schermidore valente, che ha già avuto più d’un duello, ed è forte in sella come Chirone, il maestro d’Achille. Essergli amici è un vanto; ma non a tutti è dato, poichè egli si concede soltanto a pochi. Pochissime case hanno l’onore delle sue visite, ma tutte di trentadue quarti, come i Pedralbes, gli Usodimare e i Pietrasanta. È biondo, è bello e di gentile aspetto, come il re Manfredi che il nostro Dante ha cantato, e che il vostro Carlo d’Angiò ha sconfitto e morto a Benevento. Ti basta? Io credo che ce ne sia d’avanzo. Sta a vedere che con questi cenni biografici io t’ho innamorata del nostro genovese! Sarebbe graziosa davvero, così da lontano, e colla catena delle Alpi per lo mezzo!...»


A questa lettera tenevano dietro altre parecchie, dal 1851 al 1855, nelle quali si parlava poco o punto di Aloise. Qua e là si narrava in quella vece di alcune persecuzioni mascoline,