Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/31

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 27 —


tentato con qualche cortesia di tirarlo nella conversazione, quando il faceto Cigàla lo aveva stimolato con qualche arguta dimanda?

Così, scontento di lei e più ancora di sè medesimo, Aloise aveva lasciato il campo, per andarsene a passeggiare lungo la gradinata del palazzo, insieme col marchese Antoniotto, col De’ Salvi e col Monterosso, il marito della Giulia, i quali disputavano di fabbricerie. Il Monterosso, uno dei fabbricieri della chiesa di Santa Geltrude, aveva lasciato correre, per alcuni e rilevanti restauri del vecchio organo, una spesa molto maggiore di quella che s’era tra colleghi convenuto di fare. Chi aveva a snocciolarli? I fabbricieri colleghi dicevano il Monterosso; egli per contro non voleva saperne, dappoichè (così argomentava) i restauri s’erano creduti necessarii, e se, nella progressione del lavoro, egli, incaricato di quella bisogna, aveva dovuto andar oltre nello spendere, non aveva fatto cosa che in sostanza non fosse stata decretata nel consiglio di tutti. E qui, controversia accademica tra il Monterosso e il De’ Salvi, che voleva saper di ogni cosa; qui sentenze, disgressioni giuridiche del marchese Antoniotto, con qualche dimanda pro forma ad Aloise, il quale doveva rispondere: «et cum spiritu tuo».

Come dovesse godersela in questi discorsi, lasciamo che pensiate voi, o lettrici. Egli non si era certo addottorato in leggi per venire a parar quella raffica di giurisprudenza dei suoi attempati colleghi in patriziato, ed esser quarto fra cotanto senno. E si noti che non la volevano smettere così presto; passeggiavano infervorandosi sempre più, e fermandosi ad ogni tratto per udir le sentenze del marchese Antoniotto, il quale amava ascoltar gli altri passeggiando, ma voleva parlare stando fermo e facendo star ferma l’udienza. Il Torre Vivaldi era senatore anche in villa.

Di certo, Aloise avrebbe potuto dire la sua, anco in materia di fabbricerie; ma gli tornava più comodo dar ragione suo ospite. Nè lo faceva per piaggeria; sibbene perchè non era sempre coll’animo presente alla disputa, e l’accennar del capo, e le rotte frasi di approvazione, gli davano licenza di pensare a tutt’altro. Epperò, ad ogni tratto, quando i quattro peripatetici avevano a dar volta per rifare la strada, uno di essi, Aloise, perdendo di vista l’organo e i fabbricieri, dava un’occhiata là dalla parte del prato, sospingeva lo sguardo fin sotto agli alberi, dove, più felici di lui, il Cigàla, il piccolo Riario, e il De’ Carli soprannominato Tartaglia, stavano conversando colla bella Ginevra.