Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/39

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prima visita alla marchesa, dopo ch’ella era in villeggiatura, gli aveva fatto ricordare, non senza un pochino di trepidanza, i due nomi scritti sul libro, e l’altro inciso sulla tavola di lavagna; ma s’era poscia raffidato nel pensiero che i primi dovessero rimanere ignorati, confusi com’erano tra tanti altri forestieri e visitatori d’ogni risma, e l’altro celato sotto il tappeto, che era sempre disteso sulla tavola di lavagna, in quelle ore che la marchesa usava passare in quel suo luogo prediletto.

Una volta aveva tremato davvero, ma non al tutto di sgomento. Egli era, con altri, vicino alla signora, e il discorso era per l’appunto caduto su quella rustica tavola, che il marchese Antoniotto avrebbe desiderato mutare in un’altra di marmo.

— No, essa m’è troppo cara così! — aveva esclamato la marchesa.

Ma il subitaneo timore e il dubbio dolcissimo di Aloise erano tosto svaniti. La marchesa, proseguendo, aveva narrato com’ella non volesse mutar nulla in quel luogo. La disposizione d’ogni cosa, la consuetudine di andarvi a passare le calde ore del giorno, il nome istesso di Corte d’amore, rimontavano alla sua bisavola, a quella «celebrata — Per ingegno e beltà Tullia divina» siccome l’avea cantata un poeta famoso del suo tempo. Agli orli di quella tavola si erano appoggiate le crespe rigonfie della sua veste di broccato; su quel piano s’era posato il suo ventaglio piumato, il suo occhialino, il suo libro; quella rozza lastra era sacra; sacri i rozzi sedili fatti di quel medesimo schisto nericcio, sorretti da scabri pilastrini; nient’altro di nuovo ci aveva da essere, salvo l’aggiunta dei sedili di maiolica, poichè i primi non sarebbero bastati alle geniali adunanze dei visitatori moderni.

Tornando ad Aloise, egli, poichè Ginevra niente aveva detto, o lontanamente accennato, s’era facilmente condotto a credere che non si fosse addata di nulla. E inoltre, come avrebbe ella potuto rintracciare in quei muti segni la mano di lui? Il giardiniere, nel quale s’era imbattuto due volte, non aveva mostrato di raffigurarlo; oltre di che, non avrebbe potuto affermare chi, dei tanti forestieri, avesse scritto que’ nomi. E li aveva forse pur letti? In queste argomentazioni s’era chetata l’apprensione di Aloise, ed egli non ci pensava già più.

Ma bene, per contro, ci pensava Ginevra, come potrebbe dimostrarvi una lettera di lei alla Roche Huart, scritta ne’ primi giorni del giugno, e già debitamente copiata da