Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/50

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 46 —


E così dicendo, ella aveva volto lo sguardo ad Aloise.

— E quale? — dimandò egli.

— Quello del signor Aloise, che sa così bene la storia di Goffredo Rudel, da raccontarcela con tanti particolari, e ricorda i suoi versi provenzali e li ha tradotti per giunta. Sareste per caso un dilettante d’anticaglie?

— Un pochino, signora; — rispose il giovine, cercando di vincere il suo turbamento. — Son sempre vissuto volentieri coi vecchi libri, e se la storia che ne ho cavata non v’è riuscita spiacevole....

— Che dite voi mai? C’è andata anzi a genio, e ve ne siamo gratissime. Peccato che non sappiate anche quella di Percivalle Doria, che vi pregheremmo di raccontarcela adesso. Ho letto questi due nomi in un libro francese, — soggiunse ella, a mo’ di parentesi, — e m’era venuta la curiosità di sapere chi fossero. Il secondo, a giudicarne dal nome, dovrebbe essere un genovese. Spero che voi, così dotto nella materia, vorrete cercarne sui libri, e narrarci di quest’altro tra breve.

— Anche domani! — rispose Aloise. — Questa sera medesima andrò a scartabellare i miei vecchi amici.

— Non tanta fretta! — esclamò Ginevra. — Noi leggeremo stasera, se vi piacerà rimanere, quel proverbio di Alfredo de Musset che dicevamo ieri, e che reciteremo sul nostro teatrino rustico, all’aria aperta. Non volete voi che vi diamo una parte? —

A quel cortese invito di Ginevra, la gioia balenò sugli occhi del giovine. Ma tremò in cuor suo l’amico Pietrasanta, a cui la lettera di Lorenzo Salvani bruciava, stiam per dire, nella tasca della giacca.

Come vengono le inspirazioni? Gli antichi, per cavarsela dai viluppi psicologici, le facevano discendere senz’altro dal cielo. Per non metterci a nostra volta nel ginepraio, le deriveremo anche noi di lassù, raccontando che dal cielo venne una ispirazione ad Enrico Pietrasanta; sebbene egli, facendo l’atto di grattarsi una certa protuberanza dietro l’orecchio, dimostrasse che gli veniva dal cervello, posto in quel momento a tortura.

— Voi dicevate dunque, o signora, — entrò egli a dire sollecito, — che vi piacerebbe sapere la vita e i miracoli di Percivalle Doria?.

— Sì, per l’appunto, la vita.... e i miracoli, se pure ne ha fatti; — rispose sorridendo la marchesa.

— Oh, ne ha fatti, ne ha fatti! — soggiunse il Pietrasanta,