Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/90

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X.

Qui si dimostra che, per far la guerra a modo, ci vogliono alleati

— E adesso mi spiegherai.... — diss’egli, fermandosi alla svolta di Scurreria.

— Certamente, ogni cosa; ma entriamo in questo andito. — E condotto Marcello nel vano di un portone, il Giuliani si fece a indettarlo sommessamente di ciò che aveva in animo di tentare.

— Sì, perdinci, stupenda pensata! Tu hai buona lingua; io, non fo per dire, ho buone braccia, e se ardisce far l’omo, lo concio come va. Bravo, Giuliani! Ma se lo dicevo io, che mi piaci più quando operi....

— Vuoi sentirti a ripetere che mi piace il tuo canto? Non lo sperare. Contini! Ma andiamo, che il merlo non ci abbia a sfuggire. —

Abbiamo fede che i lettori discreti non ci chiederanno di condurre la precisione del racconto fino al segno di spiattellar loro il numero dell’uscio dove entrarono i nostri due personaggi. Era uno dei tanti che sono nella via di Scurreria, o di Scutaria, come si diceva cinque o seicent’anni fa, essendo in quella strada le officine degli scudai.

I due Templarii salirono, coll’aiuto di mezza scatoletta di fiammiferi, sino al quarto piano, e colà fecero sosta dinanzi a un uscio di modesta apparenza.

— Ecco il campanello! — disse a mezza voce il Contini, accennando la corda di lana intrecciata che pendeva, colla sua nappa, lunghesso lo stipite.

— No; — rispose il Giuliani; — se ella non ha smesso le antiche consuetudini, questo è il picchio notturno che dovrà farci aprir l’uscio. E mandando gli atti compagni alle parole, bussò quattro volte colle nocche delle dita sopra uno dei battenti.

Lo strepito di una porta interna che si apriva e il fruscio d’una veste sul pavimento, annunziarono poco stante che quella maniera di picchio notturno non aveva punto perduto della sua efficacia. Il Giuliani si volse con aria di trionfo a guardare il Contini; ma il Contini non vide quel-