Pagina:Barrili - La legge Oppia, Genova, Andrea Moretti, 1873.djvu/116

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112 la legge oppia

Il Banditore

(di dentro)

I voti della prima centuria, son tutti per la cassagion della legge.

(applausi)

Plauto

Ah, non c’è’ più timore. Ciò che la prima fa, le altre fanno. Ecco, infatti; Catone si ravvolge nella toga e s’alza dalla sedia curule.... Viene a questa volta. Guai, a voi, troppo ornate matrone!

Annia

Sì, venga; lo accoglieremo come va.

Licinia

(a Claudia)

Io mi tiro in disparte.

SCENA VIII.

Catone, seguìto da Erennio, con altri Littori e Detti.

Catone

(Rientra in scena, colla toga stretta ai fianchi, con piglio iracondo, borbottando alcune frasi sconnesse fra i denti. Vede le donne in vesti sfoggiate e rimane stupefatto a guardarle. Claudia Valeria sostiene con dignità il suo sguardo; Annia Luscina, più vivace, gli fa una mezza riverenza, a cui egli risponde con un ghigno ironico e quindi fa l’atto di tornarsene indietro seccato. Ma in quel mentre gli vien veduta Licinia, che vorrebbe starsi nascosta. S’avanza a lei, la trae fuori del crocchio, e meravigliato di vederla tutta ravvolta nella rica, le scioglie i lembi del velo. Licinia appare come le altre, nobilmente vestita, sebbene non così sfarzosamente. Egli dà un balzo indietro, tra per stupore e per rabbia).

Ma la è una ribellione universale! La follia s’è impadronita dunque di Roma? Sta bene! Due donne consolari!

(volgendosi poscia a Marzia Atinia ed Annia Luscina)