Pagina:Barrili - La legge Oppia, Genova, Andrea Moretti, 1873.djvu/56

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52 la legge oppia


chi». E la legge pietosa aggiunge che, se un creditore, poverino, ne tagliasse un po’ più del necessario, non gli si mandino per questo i littori a casa. Io dunque ebbi un solo creditore e cansai di finire salciccia; ma ebbi il peggio che da un solo mi potesse toccare; fui posto alla màcina, come un giumento.

Valerio

Povero Tito Maccio! A tutti, in Roma ne seppe male.

Plauto

Ma non a lei, non alla donna per cui mi trovavo in quel guaio. Quando ella udì della nuova arte che imparavo, rise, rise saporitissimamente. Poverina! Aveva così bei denti!

Valerio

Tu le hai perdonato?

Plauto

Che vuoi? Macinando grano pel mio creditore, macinavo filosofia per me; non di quella greca, col mantello unto e bisunto, col bastone e gli scartafacci; filosofia vera, filosofia paesana, che m’è andata in tanto sangue. Meritai allora d’esser libero, poichè avevo vinto me stesso. Dal creditore mi riscattai, tornando a scriver commedie, che gli Edili accettarono e pagarono. Quanto agli amori, alla larga! Feci come il cane, che non passa più rasente alle botteghe dove fu bastonato.