Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/112

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68 capitolo iv.


fosse avanzata incontro a noi, barriera smisurata ed imponente. Dietro ad essa altre cime, altre montagne più alte digradanti lontano fino a confondersi con la serenità del cielo: le Wu-tsi-hai, contrafforti di quel grande sistema alpino che è il Khinghan.

Il cielo si schiariva tutto; volgendoci vedevamo l’ombra delle ultime nuvolaglie abbandonare ad una ad una le alture della Grande Muraglia; e in ampio semicerchio si schierarono alle nostre spalle i monti che avevamo passato il giorno prima, seghettati e nudi, percorsi dall’infaticabile serpente di muro, così meraviglioso che non ci saziavamo ancora di riguardarlo. Fin sulle remote montagne dello Shan-si, al sud, velate, appena visibili, noi scorgevamo la cèntina regolare delle torri, e ce l’indicavamo con uno stupore sempre rinnovato, come per una cosa incredibile.

Il terreno saliva leggermente. La campagna era deserta. Dopo ore di solitudine sorpassavamo qualche carovana di cammelli, condotta da mongoli vestiti di pellicce di capra dal lungo pelo e sormontati da cappelli ottagonali a tetto di pagoda, carovane che compivano l’ultimo viaggio dell’annata. I cammelli mongoli non lavorano in estate; essi godono i benefìci delle vacanze e della villeggiatura; nei mesi caldi sono condotti ai pascoli nelle native praterie, dove si riposano e mangiano per tutti gli altri mesi dell’anno nei quali lavorano e digiunano. Il riposo è loro necessario anche per farsi ricrescere le unghie, che sulle montagne si logorano talvolta sino alla carne, e le povere bestie ne moiono. Non si può impunemente trasformare l’animale del deserto in un alpinista.

Qualche volta invece eravamo noi vergognosamente sorpassati da palanchini a mulo, rapidi convogli viaggiatori. Erano palanchini che portavano mercanti a Kalgan o funzionari imperiali a delle lontane sedi, fra un’avanguardia di domestici o di soldati a cavallo e una retroguardia di mulattieri conducenti gli animali di ricambio. I funzionari avevano attaccato fuori del palanchino, come segno della loro qualità, l’astuccio rosso contenente il conico cappello ufficiale. Passando, la tendina del singolare