Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/128

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82 capitolo iv.


dalle assi dei palanchini e dai bilancieri dell’acqua. Sembravano insensibili al ruvido attrito, e raramente cambiavano di spalla alla fune con un loro moto rapido e caratteristico.

Ad un certo punto la salita cessava. Più ripida si presentava la discesa, sempre addossata al monte, precipitosa. Staccammo gli animali dal traino, sciogliemmo le corde per assicurarle alle imperniature delle molle posteriori. Ogni sforzo doveva essere rivolto a trattenere l’automobile nello scosceso declivio. Tutti gli uomini si prepararono, su due file, come per un tug of war. Ettore mise la leva del cambio alla prima velocità; così se le corde si fossero spezzate ed i freni non avessero agito, l’automobile non sarebbe precipitata con la spaventosa rapidità d’una caduta, ma sarebbe stata un po’ trattenuta dal motore; in tal modo poteva essere ancora possibile dirigerla, se non salvarla. Quando tutto fu pronto si diede il segnale: Avanti! Il mostro grigio cominciò ad inabissarsi.

Pareva che volesse vendicarsi d’essere stato trascinato. Adesso era lui che voleva correre, attento alle inavvertenze degli uomini, pronto alla fuga, sensibile al menomo rallentarsi della tensione; si sarebbe detto che aspettasse il momento opportuno per ribellarsi, insofferente di quel controllo sulla sua forza. Bastava un attimo, bastava che si turbasse per un istante l’armonia degli sforzi, che l’assiduità dei muscoli si rilasciasse appena, e la gran macchina si slanciava avanti trascinando tutti; e per un tratto sembrava insensibile alla stretta dei freni. Gettati indietro, il mento sul petto, i piedi puntati al suolo, le gambe e le braccia irrigidite, i denti stretti, il respiro sospeso, cinesi e noi, tutti uniti, lottavamo. Era un momento breve, per fortuna. I freni nuovi, pieni d’olio, avevano lenta presa, ma alla fine mordevano. Ettore conosceva la sua bestia ed era fiducioso, sapeva domarla a tempo. Quando volevamo fermarci, correvamo a mettere grossi ciottoli sotto le ruote, con la premura di chi fabbrica una barricata per arrestare un nemico, e poi ci riposavamo lasciando l’automobile sola, inclinata in avanti in un atteggiamento d’ostinazione, le lun-