Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/174

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128 capitolo vi.


Ci accorgemmo ad un certo momento che i pali del telegrafo stavano per sparire all’orizzonte, alla nostra sinistra. Avevamo forse preso la strada che porta verso il fiume Kerulen, ad est di Urga. Attraverso i prati rintracciammo il nostro sentiero.

Non più campi cinesi, ora, nè casupole di fango. Soltanto la pianura selvaggia avanti a noi, verde ed eguale. Di quando in quando qualche basso aggruppamento di roccie schistose interrompeva l’uniformità dell’orizzonte lievemente ondulato. Vi era una tale solitudine che la vista d’un uomo formava un piccolo avvenimento che ci segnalavamo:

— Un uomo a cavallo.... laggiù!

— Ci ha visti. Galoppa.

Mi ricordavo d’un comune episodio di bordo nelle lunghe navigazioni, quando i passeggeri si chiamano sul ponte per indicarsi una cosa rara:

— Guardate, un bastimento.... laggiù!

Incontravamo delle grandi mandrie di cavalli, di quei piccoli cavalli mongoli tozzi e resistenti, marciatori meravigliosi che veramente fornirono la forza motrice alla conquista tartara. Una inesplicabile curiosità attirava quelle mandrie verso di noi. Appena il rumore insolito, inaudito del motore, che echeggiava lontano nella gran calma della pianura, arrivava fino a loro, tutti i musi si levavano da terra, si volgevano, e la vista d’un mostro fuggente non incuteva spavento ai timidi animali. Riconoscevano forse in quella cosa veloce una non so quale affinità: la prestezza. E venivano. Arrivavano tutti insieme con una gran galoppata. Pareva che volessero annientarci sotto una carica furibonda. Erano di quelle corse folli delle mandrie che nelle pampas si chiamano desparadas e che passano come uragani abbattendo tutto. Ma a dieci metri da noi si fermavano di colpo, sui garetti irrigiditi, con l’esattezza e l’abilità di cavalli arabi nella fantasia, poi ripartivano a fianco nostro, e ci accompagnavano galoppando finchè non si vedevano sorpassati. Allora, subitamente, mutavano direzione, e tornavano al largo ai loro pascoli. Lo spettacolo era