Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/180

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134 capitolo vi.


Più oltre non trovammo più segni di vita se non nella vicinanza dei pozzi. A distanze enormi la presenza d’un pozzo ci era segnalata sull’orizzonte da un aggruppamento confuso di cammelli e di tende azzurre rabescate di bianco.

Osservando una buona carta della Mongolia, sul tracciato delle vie carovaniere si vedono disseminati dei nomi e dei punti, e si ha l’impressione che si tratti di villaggi e di paesi. Si tratta invece di pozzi. Ogni pozzo ha il suo nome. Non è che un piccolo buco nella terra in fondo al quale tremola dell’acqua, e pure assume l’importanza d’una città: esso è la vita. È la vita di chi passa, cioè è la vita dei commerci, cioè è la vita dei paesi posti a migliaia di chilometri da lui che di quei commerci prosperano, è la vita di popolazioni lontane che quei commerci alimentano. Le ricchezze di Kalgan, le ricchezze di Kiakhta, hanno succhiato il nutrimento nei pozzi sperduti fra le solitudini della pianura mongola.

I pozzi segnano le tappe delle carovane. Sono distanti l’uno dall’altro dai trenta ai settanta chilometri. Nell’inverno vi si accampa di notte, nell’estate vi si accampa di giorno. Le some dei cammelli, col loro carico, sono messe in fila. Avanti alla prima e all’ultima sono piantate due lancie, più per un segno tradizionale che per minaccia. Gli uomini si attendano, e le bestie vengono lasciate libere al pascolo, quando c’è un pascolo.

Ci fermavamo anche noi ai pozzi, ad attingere acqua per la macchina, a dissetarci, a rinfrescarci le mani e il viso. E passavamo qualche minuto fra i carovanieri, i quali ci osservavano con un rispetto eguale allo stupore. Nessun segno di ostilità da quella brava gente. Richiamavano i loro terribili cani da guardia, grossi e vellosi, e talvolta ci aiutavano ad attingere acqua con certi loro attrezzi formati d’un otre e d’un bastone. Ma evitavano di toccarci....

A mezzogiorno avremmo potuto credere di essere già entrati ufficialmente nel deserto. Correvamo per regioni quasi sterili. La terra era d’un colore rossastro, ed aveva ondulazioni qualche