Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/189

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nel deserto di gobi 143


— È molto tempo che l’avete raccolta? — ho domandato.

— Eh, si. Parecchie ore fa. Eravamo ancora nella regione delle erbe.

— Era rimasta sulla strada?

— Mai più! Dei mongoli, mentre passavamo, hanno fatto dei gran segnali. Ci siamo fermati. Ed allora essi ci hanno consegnato quel bagaglio facendoci comprendere che doveva essere stato perduto da voi....

— Dei mongoli? Dei barbari onesti? Dei miserabili selvaggi che si permettono il lusso di restituire quel che trovano?

— E senza domandare la mancia.

— Ma dove sono andati a finire, amico mio, i briganti delle praterie, quelli che avevano il preciso dovere di assalirci....

— In Europa, probabilmente.

— È il fallimento delle avventure di viaggio! Valeva la pena di venire in questo remoto deserto per vederci offrire del latte e restituire delle valigie?

Oui, c’est triste!

Aspettammo inutilmente l’arrivo del triciclo. I nostri compagni espressero la ferma opinione che Pons fosse tornato indietro. In questo senso telegrafai immediatamente. Non nutrivamo sulla sorte di Pons e del suo compagno alcuna inquietudine. Erano ancora in regioni abitate, ed avrebbero trovato facilmente ospitalità ed aiuti.

Dopo varie ore, il pezzo di pecora si mostrò altrettanto ribelle alla masticazione quanto s’era mostrato ribelle alla cottura. Il telegrafista, che ce lo aveva fornito, ne era desolato. Noi lo consolammo facendogli vedere come l’europeo che ha fame non indietreggi neppure avanti ad un piatto di pergamene. E dopo questo ci sdraiammo sui kang.

Nella notte la luce livida della luna invase la camera, e ne fui destato. Mi sollevai sul gomito. Fu allora che conobbi per la prima volta che cosa sia il silenzio assoluto. Quel che noi chiamiamo silenzio, non è che l’assenza di certi suoni e di certe voci,