Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/200

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154 capitolo vii.


salivano un’afa greve ed un riverbero accecante. Eravamo tormentati da una sete quasi insopportabile. Quando vedemmo l’acqua limpida zampillare al sole dal serbatoio, non potemmo resistere, e ne sorsammo avidamente, con gli occhi socchiusi per goderla meglio, la bocca suggellata al sifone — lo stesso sifone che serviva a travasare la benzina. L’acqua era calda e puzzava di benzina e di vernice; ci sarebbe sembrata nauseante in qualunque altro momento. Tutto è relativo a questo mondo. Il Principe fu il più sobrio; bagnò appena le labbra, e ci esortò a non consumare quel prezioso deposito. La corsa monotona seguitò.

A mezzogiorno cominciammo a rivedere un po’ d’erba in fondo a certe avvallature dove era evidentemente rimasta qualche umidità. Poco dopo fummo sorpresi dal volo di alcuni uccelli bianchi, e non tardammo a scorgere un piccolo stagno in una larga cavità del suolo. Sulla riva passeggiavano solennemente dei trampolieri. Ci fermammo a prendere dell’acqua, che Ettore andò a raccogliere con la pentola. L’acqua era assolutamente imbevibile, fetida, giallastra, leggermente salata; l’adoperammo per il motore, che non ha palato. Ma quell’acqua significava con la sua presenza che eravamo già fuori dal sinistro regno della siccità assoluta. Infatti non tardammo, dopo alcune decine di chilometri, a ritrovare dei pozzi, circondati dagli accampamenti delle carovane.

Vicino ad uno di quei pozzi non v’erano che due cinesi addormentati. Forse due disgraziati che rimpatriavano a piedi a piccole tappe. Non possedevano nemmeno una tenda per difendersi dal sole. Avevano per unico bagaglio pochi stracci ed un sacco. Seminudi, sdraiati sulla sabbia che pareva incandescente, il capo scoperto, dormivano. Vicino a loro fumavano i resti d’un fuoco, e sul fuoco vaporava la theiera, immancabile nel bagaglio del più povero cinese come il samovar lo è in quello del più povero dei russi. Non comprendevamo come degli uomini potessero resistere all’atroce supplizio di quel calore. Udendo del rumore essi si destarono, si sollevarono a guardarci un poco con gli occhi assonnati, poi tornarono a sdraiarsi. Dovevano essere af-