Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/218

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172 capitolo viii.


giungere una stazione telegrafica? Dispensate tutte le parole cinesi che potevano servire allo scopo, ripetuti tutti i gesti che al nostro giudizio indicavano fili, pali, casetta, telegrafare (a questo punto della mimica facevamo con la voce il rumore del tasto in modo che ci pareva perfetto: tic — tic, tic, tic — tic, tic) ottenemmo questo solo resultato pratico: di far ridere l’intera Lamaseria di Tuerin. Era qualche cosa. Le diffidenze si dissipavano, il buon umore vinceva le riluttanze, i monaci si affollavano fiduciosi intorno a noi, divenivano nostri buoni amici. Ma non trovavamo la strada.

Borghese ebbe allora un’idea felice: prese il taccuino, vi disegnò delle aste che potevano raffigurare le antenne telegrafiche, le munì d’isolatori, vi tese dei fili. I Lama seguivano con intenso interesse il suo lavoro, si pigiavano, allungavano il collo sulle sue spalle. Erano uomini di tutte le età, dal capo e il volto rasi, vestiti di tonache e di manti gialli o rossi. Molti portavano il manto avvolto alla vita e gettato sulla spalla sinistra come una toga, e con un lembo si coprivano il capo. Tonache, manti, e uomini, erano egualmente sudici: l’acqua è rara nel deserto. Chi sa quale avvenimento strepitoso rappresentava il nostro arrivo per quegli eremiti, isolatisi dal mondo per studiare e meditare i testi sacri del Buddhismo. I mongoli portano i loro libri divini, venuti dal lontano Tibet, nei luoghi più desolati; li celano come si cela un tesoro. Pare a loro che la dolce dottrina di Buddha non possa essere pienamente compresa che nella solitudine e nel silenzio.

Dopo aver disegnato i fili, il Principe intraprese la raffigurazione della stazione telegrafica nella quale i fili si precipitavano, e poi battendovi sopra il dito fece comprendere che quella era l’oggetto delle nostre domande, lo scopo supremo di quel lungo lavoro. I Lama afterrarono il senso del geroglifico. Ed eccoli gesticolanti e vocianti mettersi in marcia per indicarci il cammino. Giunti sulla strada rimasero sorpresi per la presenza dell’automobile. La circondarono osservandola con diffidenza. Una quantità di cani aveva seguito i monaci e si aggirava per tutto, pas-