Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/217

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la città del deserto 171


larghe. La città e gli edifìci sacri parevano nuovi, e abbandonati. Le strade erano deserte. Nella gran luce che le invadeva non scorgevamo una figura umana. Quel paese, comparso improvvisamente avanti a noi come per incantesimo, sembrava disabitato. O meglio, disabitato dagli uomini, perchè di tanto in tanto distinguevamo dei cani che attraversavano le vie, che trotterellavano lungo le case, e si sdraiavano a branchi sulle striscie d’ombra. La città era silenziosa come il deserto che la circondava.

Chi poteva vivere in quei luoghi? Dei religiosi, certamente. Immaginammo subito di trovarci di fronte ad un selvaggio nido della fede Lamista. Lasciammo l’automobile e ci avvicinammo alla Lamaseria arrampicandoci sulle spalle d’un enorme macigno. Soltanto gente che fa della preghiera e della meditazione lo scopo della vita, poteva conservare tanta immobilità e tanto silenzio. Da qualunque centro di popolazione, ad ogni momento, sale una voce acuta, prepotente e lieta: quella dell’infanzia. Bastava la sua assenza a dirci che laggiù non v’erano che dei monaci. Non scendemmo fra le casette per timore di risvegliare qualche pericoloso fanatismo. E poi avevamo troppa premura di raggiungere il nostro luogo di riposo. Ritornammo a bordo, e continuammo le ricerche. La città misteriosa scomparve.

Vedemmo un pastore che sorvegliava un piccolo gregge brucante all’ombra dei massi, ma era troppo lontano per parlargli. Cominciammo a discendere il versante nord della montagna. La stazione telegrafica non ci appariva ancora. Tornammo indietro e decidemmo d’interrogare i Lama del santuario.

Giunti di nuovo vicino alla città, ci dirigemmo a piedi verso l’abitato. Qualcuno ci aveva visti. Degli uomini sbucarono fuori dalle strade, e seguiti dai cani, salivano verso di noi. Avanti a tutti era un vecchio. Il Principe si rivolse a lui con un gesto di saluto. Il vecchio arretrò e fuggì. Il saluto fu ripetuto ad un giovane, che fortunatamente lo accolse a piè fermo con un coraggio degno della circostanza.

Come domandare ad un Lama mongolo la strada per rag-