Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/216

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
170 capitolo viii.


ed avevano un aspetto bizzarro di groppe d’animali giganteschi. Digradavano verso la pianura.

Ad un tratto, su quel prodigioso gregge di macigni vedemmo luccicare al sole quattro globi d’oro.

Erano eguali, tutti alla stessa altezza, disposti simmetricamente. Li guardavamo con una curiosità intensa e muta. Si libravano sopra l’agitazione rocciosa che scendeva alla sinistra della strada, avanti a noi alcune centinaia di metri. Continuando il cammino, lentamente i nostri occhi scoprivano fra i massi un largo spazio, e la nostra curiosità si mutava in meraviglia, e la meraviglia in stupore, a mano a mano che le confuse immagini che vedevamo in quel vasto rifugio pieno di sole prendevano consistenza di realtà. Dopo qualche minuto fermavamo l’automobile per guardare avidamente l’incredibile spettacolo d’una città, d’una città dall’aspetto singolare, una città favolosa.

La dominavamo dall’alto. Le roccie la cingevano tutto intorno e le facevano da mura. I globi d’oro culminavano quattro templi grandiosi che si allineavano al sud. Quegli edifici sacri non avevano nulla di comune con il tempio da noi visto presso a Pong-Kiong, il tempio del vecchio sacerdote immobile. Essi erano eretti su grandi piattaforme di legno, come le costruzioni buddhiste del Giappone; sembravano tutti di legno, scolpito, colorato, dorato; avevano i tetti sollevati agli angoli come i tetti cinesi, ma senza finire in quella linea caratteristica che dà l’idea del dorso d’una tenda e che forse nella tenda ha la sua origine; i loro tetti terminavano invece a pinnacolo. Sull’estrema punta, una palla d’oro. Erano eguali l’uno all’altro quegli edifici, ed erano isolati. La loro grandiosità veniva da quell’isolamento. Intorno non una pianta, non un segno di verde, ma sabbia e qualche scoglio. La città stava un po’ discosta, lasciava con reverenza uno spazio fra lei ed i suoi templi.

Non si può immaginare una città più strana. Era formata da una quantità di piccole case bianche, dai tetti quadrati e regolari, fatte di calce e di legno, schierate sul bordo di strade dritte e