Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/244

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196 capitolo ix.


per non pensare a loro ad ogni istante con un senso di rammarico profondo.

All’immaginazione costante delle loro sofferenze si aggiunse l’idea d’un’altra tortura: noi sapevamo che stavano per essere liberati, che fin dalla mattina del 19 il soccorso era partito da Udde alla loro volta, e si avvicinava da ora in ora; ma — ci chiedevamo — lo sapevano essi? Avevano la coscienza, la certezza, della liberazione vicina? Il dubbio, quali ansie e quali angoscie non poteva aggiungere alle sofferenze fisiche? Si è forti quando si è sicuri. Chi poteva rassicurarli? Quanto avrei dato per poter far giunger loro una parola sola su quei fili che passavano a pochi metri dalle loro teste, e che portavano migliaia di parole mie ad un giornale! Fummo ben lieti il giorno dopo quando ricevetti da Udde la comunicazione: “Spyker arrivata tutto bene„.

Il 22 giugno fu da noi consacrato alla restituzione delle visite. Entrammo nella fortezza dove il generale tartaro trincera la sua autorità, e sorbimmo alcune tazze di thè davanti all’eminente guerriero vestito di gala e circondato dal suo stato maggiore di mongoli impennacchiati. Il Governatore ci ricevè nella sua residenza ufficiale, e chiese al Principe un grande favore. Non ci aspettavamo da un perfetto mandarino, dal Governatore generale della Mongolia, una richiesta come quella che fece. Essa rovesciava tutte le nostre idee sulla Cina, tutte le opinioni più diffuse sul mandarinato. Era la riabilitazione del Wai-wu-pu. Apriva nuovi orizzonti sull’avvenire dell’Impero Celeste. Sua Eccellenza chiedeva di essere condotto in automobile.

— Ma ben volentieri! — esclamò Borghese con entusiasmo. — E dove?

Non importava dove. Il Governatore voleva soltanto andare in automobile, fare un giro per le vie di Urga. Mi sbaglierò ma credo che egli tenesse soprattutto a farsi vedere sul carro magico. Questo poteva giovare al suo prestigio.

L’automobile era alla porta. Il mandarino, vestito in gran pompa, con le esorbitanti maniche di seta che gli coprivano le