Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/243

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urga 195


una certa ansietà. Mancavamo assolutamente di notizie in proposito. Il Principe aveva ricevuto a Pechino un telegramma, speditogli da Pietroburgo, nel quale gli si annunziava che a Kiakhta avrebbe trovato una lista delle stazioni di rifornimento e delle quantità di benzina ed olio messe a sua disposizione in ogni stazione. Eravamo preoccupati, ed i fatti ci diedero ragione.

In ogni modo ad Urga tutti i serbatoi furono completamente riempiti, senza curarci del peso eccessivo, immagazzinando così la forza per altri mille chilometri. Nel pomeriggio Ettore venne ad avvertire che la macchina era pronta a riprendere il viaggio. Egli aveva una parola per dire tutto ciò:

— Finito.

— Tutto bene? — gli domandò Borghese.

— Benissimo. Ho visitato tutto. È ancora nuova.

Non rimaneva che aspettare gli altri. Urga del resto ci rendeva l’aspettativa piacevole. Il Comitato ci teneva la più amabile compagnia. V’erano degli ufficiali cosacchi, un capitano medico reduce dalla guerra in Manciuria, dei commercianti, delle signore che rimpiangevano la vita di Pietroburgo e di Mosca, e vi era anche un corretto inglese, dall’aria fine, che avrei scambiato per un diplomatico se non mi avessero assicurato che egli era invece un abile pioniere del commercio delle lane e delle pelli.

Ogni tanto mi facevo sellare un cavallo (le scuderie erano a nostra disposizione), e troneggiando sull’alta sella cosacca mi recavo all’ufficio telegrafico nella città cinese a spedire i miei dispacci e a chiedere notizie dei nostri colleghi. Alla sera seppi che le De Dion-Bouton erano arrivate a Tuerin alle cinque del pomeriggio: esse sarebbero state ad Urga all’indomani. Nessuna notizia della Spyker. Nè Pong-Kiong nè Udde potevano dirne niente. Da tre giorni e due notti la Spyker era dunque in panna nel deserto; il mongolo dal telegramma impacchettato di stracci, col suo cammello carico di benzina, non l’aveva ancora raggiunta. Sulla Spyker, erano il conducente Godard e il mio buon collega Du Taillis. Avevamo del deserto una troppo recente esperienza