Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/286

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236 capitolo xi.


saggio, e ci consegnò, dopo regolare ricevuta, dei documenti pervenuti da Pietroburgo, che rappresentavano altrettanti attestati della più benevolente protezione ufficiale. Il Governo russo, quando la Pechino-Parigi fu progettata, declinò, per mezzo del Ministero degli Esteri, di assumere responsabilità sulla sicurezza personale degli automobilisti, specialmente durante la loro traversata della Siberia. Fummo dunque gradevolmente sorpresi ricevendo a Kiakhta una lettera ufficiale del Ministro dell’Interno — un podorojné — la quale invitava tutte le autorità a prestarci il loro aiuto in caso di bisogno, e una lettera del Direttore generale della Polizia dell’Impero che ci assicurava la patema protezione di tutte le polizie, e tre permessi speciali autorizzanti ciascuno di noi portare due rivoltelle. Finita la consegna il Commissario rise, si stropicciò le mani, e prese l’aria amichevole del cittadino privato.

Raccontò allora le ultime notizie del mondo per metterci al corrente: la Duma era stata sciolta; l’ordine regnava a Pietroburgo; il sud della Francia era in rivolta; vicino a Napoli era avvenuto un disastro automobilistico... Poi ci offrì dello champagne e brindò al successo della nostra spedizione. Fu lui che ci accompagnò alla Dogana e che ci presentò a molti funzionari dell’ufficio, e al signor Sinitzin, agente della Banca Russo-cinese, ed ai personaggi più cospicui della città. Insomma egli fu una preziosa ed amichevole guida.

Alla Dogana dovemmo firmare una dichiarazione con la quale ci impegnavamo in solido, Borghese ed io, di portare l’automobile fuori dei confini dell’Impero: non era che il nostro più vivo desiderio, protocollato, e divenuto argomento d’un solenne atto ufficiale. Alla macchina fu applicata una placca col numero — il N.° 1 — e lo stesso numero fu verniciato sul vetro dei fanali. Dopo ciò fummo dichiarati liberi. Il signor Sinitzin ci volle ospiti nella sua casa, una grande casa di legno dov’era anche l’ufficio della Banca Russo-cinese. Non dimenticheremo mai le accoglienze patriarcali e affettuose che vi ricevemmo.

La vecchia casa era piena di agitazione, tremava e scric-