Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/298

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248 capitolo xi.


Dopo un istante ci gridò:

— Volete una guida? un uomo a cavallo?

— No, no. Non occorre!

— Seguite il telegrafo!

E lo seguimmo attraverso una serie di viottoli erbosi, per una vasta pianura. E poi su per delle colline. Spesseggiavano i terreni coltivati, coperti di stoppie, ed i villaggi, rifugiati ai piedi delle alture boscose — agglomerazioni di casette di legno nere ed eguali, dominate dalla chiesa bianca dalle alte cuspidi aguzze e dal tetto verde. Vicino all’abitato i mulini a vento giravano lentamente la croce grigia delle loro ali. La pioggia era cessata.

I primi villaggi siberiani che si attraversano sembrano deliziosi. Hanno tutta la seduzione della quiete, tutto l’incanto della vita rustica; appaiono estremamente pittoreschi con le loro piccole case fatte di tronchi d’albero, contornate da recinti di legno, unite fra loro da tavolati, necessari per camminare all’aperto quando piove e la strada è fangosa. Noi, cittadini occidentali, amiamo tutto questo legno rudemente lavorato, tutte queste travi rozze tagliate a gran colpi d’ascia e divenute pareti domestiche, perchè sono alberi abbattuti che ci parlano vividamente della foresta, delle sue ombre, della sua vita. Il legno è per tutto in Siberia, sostituisce il ferro, sostituisce il muro, fornisce gli utensili domestici e spesso gli attrezzi del lavoro: si direbbe che, come esisterono le epoche della pietra e del bronzo, esista una civiltà del legno. È la civiltà slava. Tutto questo ci piace perchè è semplice, e perchè sembra risvegli in noi oscuri e lontani ricordi e desideri d’una vita primitiva e libera. Quelle case, dal tetto sporgente, colla porta protetta da una breve tettoia che avanza sulla strada quasi invitando ad entrare, con le finestre piccole, le cui imposte ed i cui sportelli dipinti di bianco risaltano gaiamente sull’oscurità della parete, quelle case hanno un’aria raccolta ed intima; mostrano dei fiori ai davanzali e delle cortine ai vetri; dànno l’idea d’un benessere chiuso che si difenda. Ma presto vi accorgete d’una cosa opprimente, ed è che il primo