Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/352

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298 capitolo xiii.


effusione, quasi con riconoscenza per esserci fatti trovar vivi, e da quel momento si dedicò tutto a noi: ci diede il suo lavoro, la sua intelligenza, la sua autorità; non volle lasciarci più, e fino alla sera ci aiutò, ci accompagnò, ci guidò. Egli aveva condotto con sè la squadra d’operai che lavorava sulla linea, quella che avevamo incontrato poco prima della stazione. Erano una ventina di siberiani, grandi, forti, rudi, disciplinati, abili, una schiera caratteristica per le lunghe blouses rosse, per le grandi brache, gli alti stivali, le disordinate pettinature bionde. Avevano corde ed ascie. Il siberiano, tagliatore di foreste, abbattitore di giganti, è maestro dell’ascia. Li vedemmo subito all’opera. Fu iniziato il salvataggio della macchina.

Il capostazione dirigeva il lavoro. L’automobile fu imbracata con funi intorno al cofano del motore, e le funi tese vennero legate a dei tronchi d’albero, in modo da assicurarle l’immobilità. Poi gli operai finirono di demolire il ponte. Abbatterono tutto quel che ne era rimasto in piedi, accompagnando il lavoro col canto di languide nenie. Le travi cadevano rapidamente una dopo l’altra sotto i poderosi ed esatti colpi delle ascie, ed erano trasportate via, ammucchiate dalle parti. L’automobile si trovò isolata. Allora gli uomini divisi in due schiere afferrarono due corde, una davanti e una dietro l’automobile, una per tirare, l’altra per reggere; ed al comando, tutti uniti, piano piano, riportarono la macchina sulle quattro ruote. Essa si ritrovò nella sua posizione abituale, ma in fondo al torrente. Bisognava ora tirarla sulla strada. Era la seconda fase del salvataggio che cominciava. Fu trovato un mezzo ingegnoso. Dietro all’automobile, quella parte di ponte che essa aveva già attraversato — e che era rimasta intatta — fu ridotta facilmente a piano inclinato, mediante l’abbattimento delle travi di appoggio (dei piloni, per dir così). Dopo ciò si legarono due corde alla parte posteriore dello chassis, i bravi siberiani si attaccarono alle corde, e a forza di braccia, cantando, trassero la macchina lentamente, lungo il piano inclinato fin sulla strada.

Il lavoro era durato tre ore.