Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/370

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
316 capitolo xiv.


d’una pompa da incendi, e tutti i fanghi della Cina, della Mongolia e della Transbaikalia erano caduti sotto a quell’impetuoso torrente d’acqua. Ma l’automobile anche lavata, non aveva riacquistato il suo colore primitivo; le intemperie le avevano dato una fosca tinta; come noi essa aveva mutato di pelle; si era fatta opaca, rozza, mostrava a nudo le ammaccature e le screpolature; era più brutta, ma sembrava più forte. Per abbellirla Borghese fece chiamare un pittore da insegne e gli ordinò di dipingere sui fianchi della macchina due grandi scritte bianche: PECHINO-PARIGI. L’iscrizione sfortunatamente aveva l’aria d’una ditta da bottega: era meglio l’automobile sporca. A Irkutsk ci disfacemmo d’una parte del bagaglio, e fu sgombrato e reso abitabile il terzo sedile, quello posteriore, destinato a me. Ma fu occupato dal signor Radionoff che desiderava accompagnarci per un pezzo di strada. Egli vi penetrò (la manovra non era facile poiché bisognava scavalcare i serbatoi) stringendosi al fianco un grosso pacco incartato che scoprimmo poi contenere dei viveri. Il nostro amico aveva visto avvicinarsi il mezzogiorno, e non aveva come noi l’abitudine di dimenticare la colazione.

Prima della partenza un telegramma da Missowaja ci portò le ultime notizie delle altre automobili. Esse erano giunte a Missowaja il giorno prima, e a quella stazione avevano preso il treno direttamente per Irkutsk.


Attraversammo il gran ponte di barche, superammo un paio di verste per terreni vaghi nei quali l’automobile minacciò più volte di affondare — in vicinanza delle città siberiane la viabilità è sempre orribile — e verso mezzogiorno arrivavamo al principio della strada buona nella quale tutti i ciclisti, e tutte le istvoshchik che portavano i nostri compagni di “riposo„ ci avevano vergognosamente preceduto. Ci scambiammo dei saluti, scoppiarono degli hurrah!, e tutti i berretti si agitarono in aria mentre la nostra macchina si slanciava velocemente lontano.

Se il freddo non fosse stato troppo pungente, un freddo straor-