Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/393

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nel bacino del jenissei 337


lava, deviava sul fango viscido, le ruote motrici cessavano a tratti di “far presa„ e giravano folli turbinando, urlando, gettando in aria fango e acqua. È impossibile dare un’idea della strada siberiana sotto una tal pioggia. Nei villaggi, dove il calpestìo delle mandrie scava e sconvolge il terreno, la melma è profonda e molle. Le ruote vi sparivano fino ai mozzi, e la fanghiglia schizzava intorno a ventaglio. Su vaste estensioni di territorio trovavamo la così detta “terra nera„ che è certamente la più fertile delle terre del mondo, ma anche la più ostile all’automobilismo. La terra nera è formata dalla millenaria macerazione di erbe, è una specie di torba, un ex-pantano che sotto alla pioggia ritorna pantano. Essa è satura di principi organici, saponosa, sottile; quando è bagnata, nulla di più difficile del camminarvi in perfetto equilibrio. L’automobile vi si fermava, e dava segni d’una deplorevole disobbedienza al volante: si girava, si gettava dalle parti — e spesso stentavamo a fermarla proprio sull’orlo dei fossati.

Non eravamo molto lontani da Kainsk, quando c’imbattemmo in una piccola salita coperta della terra nera. Per più di un’ora tentammo di superarla, provando tutti i sistemi che la pratica ci aveva insegnato. Fu impossibile. Stanchi ed esasperati decidemmo di tornare indietro. A qualche versta da lì v’era un passaggio a livello della ferrovia, con una casetta da cantoniere. Domandammo ricovero al cantoniere, e lasciammo la macchina sulla strada. Non c’era altro da fare. Bisognava aspettare che cessasse di piovere e che la strada si prosciugasse.

La moglie del cantoniere accese il samovar, noi attaccammo le pellicce e le impermeabili intorno alla stufa calda, e ci sedemmo nella piccola camera, accigliati e silenziosi come dei condannati. Da quando eravamo entrati nella Siberia avevamo avuto un solo giorno di tempo buono, e quel giorno eravamo cascati da un ponte. Non v’era contro di noi qualche cosa che somigliava ad una persecuzione? Gettavamo ogni tanto un’occhiata fuori della finestra. Pioveva sempre. Il cielo era buio e basso. Non era questione di ore. Era questione di giorni. Forse di settimane.