Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/407

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CAPITOLO XVI.


TOMSK LA DOTTA

Sulla via di Marinsk — «Dov’è la versta?» — Nel fango — I nostri amici i «mujik» — A sbalzi — Scoraggiamento — La «grossa bestia» — Affondati nel bosco — Tomsk — Verso Kolywan — L’Obi e le sue paludi — Kolywan.


L’automobile aveva affondato con le ruote posteriori. Ettore, che stava al volante, osservò in tono di rammarico:

— Se fossi andato più veloce forse sarei passato!

E, persuaso d’avere torto, voleva disincagliarsi senza aiuti, facendo agire il motore a impeti, a strattoni, ora avanti, ora indietro. Ma le ruote scivolavano, giravano negli alveoli, affondavano di più; e, a noi che tentavamo di spingere l’automobile, ci gettavano spruzzi di fango nero addosso e sulla faccia. Ne eravamo mascherati.

— È inutile! Ci vuole aiuto. — esclamò Borghese.

L’ufficiale fece voltare il tarantas e galoppò verso la città in cerca d’uomini e di travi. Un’ora dopo arrivavano dei gendarmi, dei soldati portati via da qualche corpo di guardia, tutti armati, comandati da un colossale sergente barbuto come uno zappatore napoleonico. Ed arrivarono anche dei barcaiuoli del Tschulym con delle tavole. Ci vollero due lunghe ore perchè il valido rinforzo riuscisse a sollevare la macchina e a trarla fuori dal fango.