Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/411

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tomsk la dotta 353


questa illusione. Talvolta perdevamo la via, e dovevamo ritornare all’ultimo villaggio a ricercarla. Ci sosteneva sempre la speranza di sbucare da un momento all’altro in quella buona via maestra che tutte le carte topografiche ci promettevano, e che andavamo cercando da duemila chilometri: duemila chilometri di disillusione. Più la cercavamo, inutilmente, e più la credevamo vicina; nella grande distanza percorsa senza incontrarla, trovavamo un inconfutabile argomento per dimostrarci la sua prossimità.

Il paesaggio diveniva di un’eguaglianza accasciante, tutto a praterie, con ciuffi di salici e di betulle, e piccoli stagni. Qualche volta il sentiero era fiancheggiato da siepi di fiori gialli: in quei tratti presentava un aspetto fantastico che ci faceva dimenticare e perdonare tutte le noie. In uno di quei punti fioriti avemmo bisogno di fermarci per cambiare una pneumatica; e si adunarono alcuni mujik intorno a noi — che passavano in quel mentre con le loro teleghe. Essi presenziavano con molto interesse l’operazione; palpavano le gomme, discutevano, tornavano a palpare; il gonfiamento per mezzo della pompa fu approvato da loro con espressioni convinte. Ascoltandoli apprendemmo la più straordinaria opinione sull’automobile, dopo quella del cavallo rinchiuso dei cinesi: un’opinione che trovammo poi, in altre circostanze, essere una delle più naturali alla mentalità del mujik. Dell’automobile, la cosa che più colpisce il mujik è la grossezza delle gomme, e nelle gomme egli vede tutto il segreto del moto. Nelle gomme è la forza, la velocità; esse rinserrano la macchina prodigiosa che fa girare le ruote: sono così grandi per questo. Il cinese è astruso, lo slavo è semplice; uno imagina di più, l’altro di meno. Il mujik è sempre più vicino al verosimile; si direbbe che egli intuisca la dinamo.

Ad un certo punto abbiamo scorto un gruppo d’uomini fermi in mezzo alla strada che ci facevano da lontano dei segnali agitando i berretti. Erano contadini, i quali, vedendoci arrivare, correvano ad avvertirci che un ponticello era crollato. Fortunatamente si trattava di un piccolo ponte sopra un fosso, e, con il