Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/444

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
386 capitolo xvii.


banchine di sbarco allungavano il fianco alcuni di quei grandi ed eleganti vapori da passeggeri che in questa stagione discendono l’Irtysch fino a Tobolsk e lo risalgono fino a Semipalatinsk, per 1500 chilometri del suo corso; vicino ai piroscafi, larghe chiatte si offrivano al carico sotto alle gru. Ne avevamo un’impressione di attività e di modernità. Era quasi una rivelazione per noi. Ci pareva di essere già in piena Europa. Avevamo trovato in Irkutsk la capitale politica, in Tomsk la capitale morale e in Omsk trovavamo la capitale commerciale della Russia asiatica.

Omsk è il centro di attività produttrici enormi. Essa domina, per la sua posizione, tutta la Siberia occidentale. Raccoglie per la via dei fiumi le ricchezze della terra più feconda, e le getta sui mercati europei per la strada ferrata. Si parla di riunirla con una linea alla ferrovia del Turkestan; diventerà il cuore dell’Asia centrale. Questa vecchia città che un soffio di progresso ha ringiovanito, ha degli aspetti di città pioniera, di città che sorga adesso e che abbia fretta, di città nuova su terra nuova, senza tradizioni da vincere e senza consuetudini da rispettare. Il segno di questa vitalità che sboccia adesso, indipendente da ogni vincolo del passato, si manifesta nella diffusione delle macchine. Sulle banchine del fiume noi non vedevamo che macchine, a migliaia, pronte ad imbarcarsi per le steppe vergini del Kulundinsk e del Naiman. Erano le più moderne macchine dell’industria agraria, quelle stesse che il misoneismo respinge da tante regioni civili d’Europa. È più difficile cambiare che creare: Omsk crea. Immense distese di “terra nera„ che non furono mai toccate dal lavoro umano, vengono aperte dai doppi aratri americani, fecondate dalle più perfezionate seminatrici, coltivate con i più ingegnosi apparecchi che la civiltà inventa a questo scopo.

Omsk riceve e disperde sui nuovi campi più di venticinque milioni di franchi all’anno di macchine agricole. I Kirghisi, che non hanno mai maneggiato un attrezzo rurale, risalgono l’Irtysch fino ad Omsk per prendere delle macchine. Cominciano dal me-