Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/469

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gli urali 409


delle Alpi, eravamo arrivati agli Urali senza accorgercene. Giungendo a Jekaterinburg alla vigilia, credevamo che le loro vette ci fossero nascoste dal temporale. Poi, alla prima mattina, salendo fra ondulazioni boscose, supponevamo di trovarci sui primi contrafforti degli Urali. Invece passavamo le cime più alte di quel sistema montuoso.

La strada, larghissima e abbastanza buona, fuggiva diritta per lunghissimi tratti, grande solco bianco ed infinito nel folto Un battello sul Volga. dei boschi nei quali non penetra il sole. Le sterminate pinete ci sembravano piene di notte. Ad un certo punto, ecco balzar fuori un daino: si ferma sulla strada per alcuni secondi, sorpreso dell’avvicinarsi fulmineo dell’automobile, il leggiadro corpo fulvo pronto allo slancio, si volge verso di noi col muso sottile e il collo snello in atteggiamento pauroso, salta indietro, e sparisce fra gli arbusti che s’intrecciano ai piedi dei grandi tronchi. Spesso vedevamo degli alberi schiantati dal fulmine o dalla bufera giacere abbattuti: qualcuno di questi giganti atterrati imgombrava i lati della strada.