Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/488

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426 capitolo xix.


glie spopolate. Si va a letto presto nelle campagne di tutto il mondo. Qualcuno si affacciava alla finestra al rumore, e ritirava il capo scorgendo quel mostro che fuggiva nella penombra portando degli esseri pelosi. L’ora tarda è propizia alla paura. Vedemmo due giovanotti che camminavano insieme sulle tavole del marciapiede. Li raggiungemmo e fermammo l’automobile per domandar loro dove era la Zemstwoskaja Dom. Ma non avevamo aperta ancora la bocca che quelli, guardatici per un istante con gli occhi sgranati, si fecero il segno della croce e fuggirono a gambe levate, senza una parola, senza un grido, correndo sulla punta dei piedi quasi temendo di doverci attirare col rumore dei loro passi. Evidentemente si trattava d’un villaggio senza telegrafo. La situazione diveniva imbarazzante; non potevamo fare a meno di fermarci in un villaggio perchè le nostre provviste erano finite da un pezzo, e non avevamo mangiato nulla dalla sera precedente, a Perm, salvo le fragole del buon fabbricante di teleghe. Andammo avanti lentamente, immettendo nel “silenzioso„ del tubo di scappamento lo scarico dei gas per far meno rumore, e non destare allarmi. Quello lo chiamavamo “mettere il bavaglio„ all’automobile.

Ecco sulla soglia di una casa alcune donne. Esse ci videro, e noi ci fermammo. Borghese fece per discendere a parlamentare.

— Per carità! — gli sussurrai — Con quella pelliccia le fa scappare subito! Parliamo da qui.

Avevamo già osservato che i nostri vestiti, pellicce o impermeabili, facevano spesso ai contadini una impressione repulsiva. Quando volevamo scendere per domandare loro qualche cosa, dovevamo avere l’avvertenza di rimanere in giacchetta. Parlammo dunque dall’automobile.

Salutammo le donne addolcendo la voce per sembrare meno diabolici.

Il Principe aveva trovato degli accenti di seduzione, dei toni affettuosi, per dire: