Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/517

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dal volga alla moskwa 455


vano telegrafato da Mosca chiedendoci l’ora del nostro arrivo, e il Principe, abituato alle sorprese del passato, aveva fatto un calcolo molto largo, lasciandovi il posto a tutte le eventualità, e aveva risposto: Alle ore due. Eccoci dunque costretti ad una “panna„ volontaria. Decidiamo di alleviarla con una colazione.

Mezz’ora dopo ci fermiamo a Bogorodsk, all’albergo principale. Ci sediamo alla mensa con la solennità che conviene alla nostra prima colazione civile, e ci offriamo la seconda bottiglia di champagne del viaggio: la prima fu a Tankoy. Da Pechino in qua, durante le marce, non avevamo mai fatto colazione avanti ad una tovaglia; avevamo mangiato sull’automobile, e spesso ce ne eravamo anche dimenticati.

Ci sentiamo lieti, d’una letizia quasi infantile. Il tempo s’è guastato, comincia a piovere, ma noi ridiamo del tempo e deridiamo la pioggia: non ci fermeranno più. Sono ostilità tardive e inutili. Il nostro vecchio ed ostinato nemico, il tempo, è vinto.

In un momento la notizia del nostro arrivo si sparge per la città. Il pubblico si affolla nel cortile intorno all’automobile, si ferma per la strada a guardare le nostre finestre. Riceviamo la visita di ufficiali, di funzionari, di ricchi proprietari. Siamo invitati da ogni parte. Borghese deve schermirsi per non correre il rischio di arrivare a Mosca alle due.... del giorno dopo. Non possiamo fare a meno di accettare una coppa di champagne presso una signora che possiede alcuni fra i più importanti cotonifici della regione; essa è venuta all’albergo, in una ricca vettura, a pregarci con tanta squisita cortesia, che abbiamo ceduto. Gli operai si accalcano fuori degli opifici per salutarci mentre passiamo per recarci alla villetta di legno della proprietaria.

A mezzogiorno riprendiamo i nostri posti sulla macchina, e affrettiamo l’andatura per guadagnare tempo. Temiamo d’aver prolungato troppo la panna di Bogorodsk. Siamo a trenta verste da Mosca, quando c’imbattiamo in due superbi soldati che scambiamo per cosacchi del Kuban, pittoreschi nella tradizionale uniforme alla circassa con le ricche cartuccere ai lati del petto, il