Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/518

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456 capitolo xx.


gran pugnale alla cintura, l’alto colbacco di pelo. Essi sono fermi, uno di fronte all’altro ai lati della strada. Appena siamo passati, voltano i cavalli e ci seguono a gran galoppo. Di cento in cento metri altri cosacchi guardano la strada, e si uniscono alla cavalcata che noi distanziamo rapidamente. Non tardiamo ad accorgerci che questo servizio di vigilanza è per noi, per farci trovare la via sgombra dai carri che le sentinelle fanno scostare dal centro della strada. I soldati appartengono ad un nuovo corpo di gendarmeria istituito a Mosca dopo i moti rivoluzionari.

Caso strano, i carrettieri non sono furibondi, non c’ingiuriano; anzi ci salutano con effusione. Ma le sorprese non sono ancora finite. All’una e un quarto, giungendo al confine della circoscrizione di Mosca, in una località chiamata Kordenky, scorgiamo una folla intorno a carri luccicanti, nei quali, avvicinandoci, riconosciamo tante automobili in fila. Altre ne arrivano velocemente facendo squillare le loro trombe. Sono le prime grandi automobili che rivediamo. Sono venute ad incontrarci. Da esse e intorno ad esse si leva un grido di saluto: Urrah! — Siamo circondati, stringiamo cento mani tese.

È un momento ineffabile.

Sul viso diplomatico di Borghese vedo passare una vaga ombra di commozione. Mancano ancora quattromila chilometri per giungere a Parigi, ma ci pare d’essere arrivati. Ci ricongiungiamo al nostro mondo, alla nostra vita. Chiudiamo veramente adesso la grande parentesi di desolazione e di solitudine che questa dura prova rappresenterà nella nostra esistenza.

Col cuore un po’ gonfio, con gli occhi arrossati non soltanto dal vento e dalla pioggia, scendiamo dall’automobile in mezzo alla fraterna adunanza. Il presidente dell’Automobile Club di Mosca, alla cui iniziativa dobbiamo questo affettuoso saluto, ci comunica che siamo nominati membri onorari del Club, e ci consegna il prezioso distintivo di smalto e d’oro, che subito fissiamo sui nostri infangati berretti. Seguono delle presentazioni. Scambiamo i saluti col Console generale di Francia, col Console belga,