Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/532

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468 capitolo xxi.


gli automobilisti, il Presidente del Comitato di Pietroburgo della Pechino-Parigi, molte signore che gettano fiori sulla nostra vettura.

Altre automobili arrivano continuamente portandoci nuovi saluti festosi: siamo in anticipo. Tutti gli automobilisti avevano convenuto di adunarsi in quei luogo e venirci poi incontro. Noi siamo arrivati al meeting preliminare. Eravamo aspettati per l’una, e invece non è ancora mezzogiorno. Come a Mosca, Borghese, interrogato telegraficamente sull’ora dell’arrivo, aveva fatto i calcoli troppo.... siberiani. Siamo arrivati così presto, che per rimettere il programma in ordine ci pregano di tornare un poco indietro.

Così, invece di proseguire per Pietroburgo, rientriamo fra le oscure allées dei parchi imperiali, seguiti da tutte le automobili. Il compito di pilotarci è stato assunto ora da una vettura della presidenza dell’Automobile Club, e questa vettura porta una bandiera segnale. Cosa strana, la bandiera è bianca con un disco rosso nel mezzo: la bandiera nazionale giapponese. Il rumoroso corteggio avanza fino alla stazione ferroviaria di Zarkoje-Selo, ove si decide che il miglior modo per perdere il tempo è quello di mangiare.

Il buffet è invaso; scorre lo champagne, e scorrono i brindisi. Il segretario dell’Automobile Club di Russia presenta a Borghese una preziosa medaglia commemorativa che porta le insegne del Club e lo stemma di Pietroburgo, in oro, argento e smalto. Intanto un altro regalo prezioso viene dedicato alla nostra macchina, sotto forma di una elegante placca di argento con le cifre del Club in oro, ed incisavi l’iscrizione: “Pechino-Parigi, Pietroburgo, 19 Luglio 1907„.

Alle due l’ora è normale e ragionevole per riprendere il viaggio verso Pietroburgo, e partiamo.

Un gigantesco omnibus-automobile che recava i rappresentanti della Colonia italiana era rimasto in panna, e ci aspettava sulla strada, la quale ne era barrata a metà. Mentre passiamo scaturiscono da esso calorosi evviva la cui eco ci accompagna fino