Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/534

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
470 capitolo xxi.


barba bianca vestiti dell’antica uniforme dei granatieri della guardia. La cattedrale d’Isaac ci sovrasta con la sua imponente mole granitica quando la rasentiamo dirigendoci verso la Piazza di Pietro, ove la folla ci stringe e arresta la nostra macchina per alcuni istanti. Siamo nel cuore di Pietroburgo e dell’Impero, fra i palazzi del Santo Sinodo, del Senato, del Ministero della Guerra, dell’Ammiragliato: le sedi della potenza russa. È uno dei luoghi più grandiosi del mondo, e non ne avevo mai sentito la maestosa severità come ora, arrivandovi improvvisamente dalle lande sconfinate, spopolate, grigie.

Proseguiamo lungo la Neva; vediamo al di là dell’ampio fiume erigersi l’alto, audace, acuto campanile dorato della Cattedrale di Pietro e Paolo, al di sopra degli spalti della cittadella — la terribile prigione politica — ; passiamo vicino al Palazzo d’Inverno, tinto di rossastro; poi sbocchiamo nella Newsky Prospekt, la grande arteria, e in mezzo al tumultuoso affollamento di carrozze e di trams arriviamo al garage dell’Automobile Club. Appena Borghese mette il piede a terra, un membro del Club, pronunziando la formula tradizionale di benvenuto, gli presenta il pane e il sale, secondo l’antico uso russo, in segno di ospitalità. Una gran folla di popolo adunatasi, acclama.

Così la cerimonia è finita, e possiamo sottrarci alla popolarità divenendo privati abitatori dell’Hôtel d’Europe. Ma per poche ore soltanto: ci aspetta un grande banchetto.

Abbiamo lasciato la capitale russa alle quattro e mezza del mattino 2 Agosto, salutati alla partenza come all’arrivo; un poco storditi dalla sveglia mattinale, dopo tre ore sole di sonno.

Tre ore sole perchè, l’ho detto, alla sera il Comitato russo della corsa, l’Automobile Club, e la Colonia italiana, ci avevano trattenuto ad un banchetto, al quale avevano partecipato alcuni rappresentanti del Governo russo, l’Ambasciata italiana, il reggente l’Ambasciata di Francia, e molte personalità sportive. La fine della sontuosa festa, alla quale eravamo intervenuti nei nostri sporchi