Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/551

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avvicinando la mèta 485


dei parchi, eccoci in una grande via fiancheggiata al principio da case piccole, quasi timide: la Berlinerstrasse. Imbocchiamo un ampio boulevard, la Frankfurter-Allèe: gli edifici si fanno maestosi, la strada si riempie d’un traffico sempre più attivo, che avanzando diviene febbrile. Siamo nella Kõnigstrasse, nel centro di Berlino.

Molta gente indovina dalla stranezza della nostra automobile che veniamo da Pechino. Qualcuno ci saluta. Passiamo sotto la ferrovia elevata, lungo la quale strepitano i treni. Attraversiamo la Berlino monumentale: ecco il palazzo di giustizia, ecco il Castello imperiale. Imbocchiamo il famoso Viale dei Tigli, superbo, animato, aristocratico. Una moltitudine attende davanti al Bristol Hôtel; al di sopra di essa rilucono gli elmi chiodati delle guardie che fanno cordone. Borghese, appena discende, è salutato, circondato, pressato, seguito dalla calca che penetra nell’Hôtel con noi, che invade l’atrio, i saloni, gli uffici, finchè non riusciamo a raggiungere l’ascensore che ci porta nella desiderata solitudine della nostra camera.

I banchetti hanno luogo secondo il programma. A mezzogiorno del 6 Agosto, nella sua superba sede, l’Automobile Club Imperiale c’intrattiene ad una sontuosa colazione, che ha tutta la solennità di una consacrazione ufficiale. Alla sera una meno austera riunione di connazionali ci festeggia nella più simpatica cordialità con un pranzo. Fra le due, diciamo così, cerimonie, abbiamo un rinfresco (perchè mai si chiamano rinfreschi? la nostra lingua ha alle volte delle espressioni piene d’ingenua ironia) offertoci dai colleghi giornalisti francesi venuti ad incontrarci da Parigi. L’ospitalità e il reportage parigini si sono spinti fin qua, e in automobile. Il più autorevole di questi confratelli parigini è certamente il rappresentante del Matin, Des Houx, il quale alle sue brillanti qualità di scrittore accoppiò recentemente un’attività religiosa tentando la creazione di una Chiesa di Francia, della quale egli fu per qualche giorno pontefice massimo. Egli naturalmente è il direttore, aggiungerei quasi il direttore spirituale, della fraterna scorta giornalistica.