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la rappresaglia 235


volge un po’ a sinistra. È l’istante supremo in cui si decide della vita e della morte. L’equipaggio immobile, l’anima tesa, intuisce il dramma che non vede. Lo sente, lo segue negli ordini. La soluzione è imminente. Il sommergibile e il cacciatorpediniere stanno per passare l’uno al fianco dell’altro, lontani un centinaio di metri.

Gli uomini addetti al lancio dei siluri aspettano il segnale. Eccolo. Si ode come un breve ruggito. Il siluro è scoccato. I timonieri manovrano ad un cenno. Il sommergibile gira lentamente tutte le sue pinne e si inclina in avanti. Scroscia l’acqua nelle valvole d’immersione.

Passano due, tre, quattro secondi.... Una esplosione formidabile e cupa, tramandata dall’acqua, scuote il Bernouilly con tanto impeto che tutto quello che c’è di vetro a bordo si spezza. Nella piccola dispensa è un tintinnìo di bicchieri e di stoviglie infranti. Una quantità di lampade elettriche si rompono e in alcuni compartimenti si fa un’ombra subitanea e sinistra. Il siluro è arrivato al suo destino. La grande vicinanza della nave torpedinata ha fatto sentire pericolosamente il contraccolpo. Poche decine di metri di meno, e vincitore e vinto sarebbero discesi insieme nell’abisso.

Dal momento in cui il cacciatorpediniere è riapparso fuori dalla nebbia a quello del siluramento sono passati appena trenta secondi. Appena immersosi nelle profondità che na-