Pagina:Barzini - Sui monti, nel cielo e nel mare. La guerra d'Italia (gennaio-giugno 1916), 1917.djvu/27

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cadorna 17


Essi vengono dal Paese, si formano per il lavoro di organizzazioni che l’autorità e la volontà del Comando Supremo non possono dominare, che sono fuori della disciplina attiva che anima gli ambienti della guerra. Il popolo offre sangue e miliardi, l’esercito domanda uomini, cannoni e munizioni: chi è fra queste due forze gigantesche, quale intermediario, deve sentire la responsabilità immensa del suo còmpito.

Ogni lentezza, ogni ritardo, ogni incertezza, ogni pigrizia morale, è un delitto. La nazione ha capacità industriali e energie produttive che vanno meglio sfruttate. La guerra non è una pratica da ufficio, non è materia burocratica. Essa reclama nella parte amministrativa quella stessa energia, quella stessa rapidità, direi quasi quella stessa violenza che reclama nella parte militare. La «praticità semplice» di Cadorna non può essere invocata più a proposito. Bisogna andar dritti allo scopo, con ogni mezzo. Si deve aver presente che la guerra è la crisi suprema del paese, e che tutto il resto è secondario. La febbre e il vigore di cui palpita la vita dei combattenti devono propagarsi alla preparazione delle armi.

Sarebbe inammissibile qualsiasi lentezza a rispondere alle ponderate richieste di Cadorna, come qualsiasi tentativo per diminuirle o rimandarle. L’apprestamento degli uomini e degli armamenti necessari deve uscire dalle rou-

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