Pagina:Barzini - Sui monti, nel cielo e nel mare. La guerra d'Italia (gennaio-giugno 1916), 1917.djvu/34

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24 problemi inattesi della guerra


fensiva e applicare contro nemici meno preparati l’esperienza duramente acquistata contro i più armati ed i più pronti. L’esercito franco-inglese in Francia ha dovuto assumere invece un atteggiamento difensivo e temporeggiante; esso aspetta che il nemico si logori, e i suoi rari attacchi, lungamente e accuratamente preparati, non sono in fondo che brevi e terribili colpi di assaggio, dopo i quali la preparazione ricomincia nella attesa difensiva. Tanto l’azione tedesca, con l’assalto delle sue grandi masse di fanteria, quanto l’azione franco-inglese, col suo spaventoso diluvio di milioni di granate, non sono riuscite a sfondare la barriera delle trincee. Noi non abbiamo come i tedeschi la scelta di una fronte più debole sua quale concentrare l’irruenza della nostra offensiva, e non possiamo concedere al nemico i vantaggio di una inerzia, nella quale soltanto la sua forza si aumenterebbe e la sua resistenza si avvantaggerebbe. Non vi sono alternative.

La battaglia di giugno per la traversata dell’Isonzo, la battaglia di luglio per la confutala delle prime pendici del Carso, la battaglia di settembre che ci ha portati fino alle creste questa battaglia di ottobre e di novembre che ha spinto la nostra fronte sul San Michele, su Oslavia, sulla vetta del Podgora, e i combattimenti svoltisi in ogni tempo sugli altri settori, verso Riva che ora dominiamo, verso Rovereto