Pagina:Barzini - Sui monti, nel cielo e nel mare. La guerra d'Italia (gennaio-giugno 1916), 1917.djvu/36

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26 problemi inattesi della guerra


apparenze strane e reclama tattiche inaudite, paralizza formidabili mezzi di lotta ed eleva ad una improvvisa importanza suprema degli elementi minuscoli relativi alla natura del suolo e a disposizioni difensive; la cavalleria è scomparsa, le fortezze non contano più niente, si fermano gli eserciti con del filo di ferro; sorgono situazioni paradossali nelle quali tutti i valori si rovesciano e tutti i calcoli crollano; si arriva a constatare, ad esempio, che ora è assai più facile l’assalto in salita contro posizioni sovrastanti che non in discesa contro posizioni dominate; l’evidenza non è più evidenza. Ebbene, tutte le sorprese, tutte le incognite, tutti i contrasti, tutti gli ostacoli della guerra nuova sono sulla nostra fronte, lungo la quale senza soluzione di continuità si è stabilita nelle forme più caratteristiche la guerra di cordone, e sono contro di noi.

Prima della prova dei fatti, prima di questa spaventosa esperienza del conflitto europeo, nessuna autorità militare immaginava la possibilità di guerre di trincea da frontiera a frontiera. Il còmpito che ogni esercito si prefiggeva era l’offensiva. Si prevedeva perciò un urto terribile e breve, coronato dalla vittoria degli eserciti più pronti e meglio comandati. La teoria dell’offensiva appariva inconfutabile. Bisognava attaccare, sempre, anche se si era più deboli dell’avversario, per compensare appunto con l’impeto l’inferiorità della forza. Chi