Pagina:Barzini - Una porta d'Italia col Tedesco per portiere, Caddeo, Milano, 1922.djvu/116

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Una persona che ha dello spirito, benché eserciti delle funzioni autorevoli e deprimenti, mi ha detto: I quattro deputati tedeschi che il Deutscher Verband spedisce alla Camera italiana, combattono l’Italia in questa maniera: due di loro caricano le armi — Toggenburg e Walther — e due sparano — Reut-Nikolussi e Tinzl. Applicano insomma la saggia regola della divisione del lavoro. Gli uni accumulano le munizioni degli argomenti, gli altri le fanno esplodere al calore della loro violenza verbale. E l’Italia fa da bersaglio.

Abbiamo presentato ai lettori uno di quelli che caricano: il conte Toggenburg. Ora mettiamoci l’elmetto e avviciniamo uno di quelli che sparano: Reut-Nikolussi. Questo giovane bellicoso pare creato apposta per sparare. È nella sua natura. Ha cominciato col battersi in guerra come Ober-leutnant dei Kaiserjäger. Ma avendo avuto la fortuna personale di rimanere in piedi, non si è ritenuto sconfitto. Non si è affatto accorto che ci sia stata una vittoria delle armi italiane, perciò la guerra fra lui e l’Italia continua.

E Vittorio Veneto? — direte voi. — Ma, signori miei, è nel Tirolo forse Vittorio Veneto? Non confondiamo, qui si tratta del Tirolo. «In tre anni e mezzo di lotta — scrive fieramente Reut-Nikolussi — i soldati italiani non riuscirono a conquistare un solo palmo di Terra Tirolese». Bolzano non è stata espugnata. Gl’Italiani vi sono arrivati profittando subdolamente del fatto che in quel