Pagina:Barzini - Una porta d'Italia col Tedesco per portiere, Caddeo, Milano, 1922.djvu/135

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Consiglieremmo poi che le banche e ogni altra Istituzione economica procedessero con le medesime cautele e coi medesimi criteri nella selezione dei propri rappresentanti in quelle terre. Solo così Italiani, conoscitori della lingua tedesca e non individui scapestrati e disperati, ma di base solida nelle finanze e di qualche cultura, sarebbero accetti nelle famiglie tedesche, dove troverebbero l’occasione per stringere legami più intimi e più saldi. L’importante è d’evitare che l’emigrazione degli Italiani nell’Alto Adige sia quasi unicamente costituita da individui poco scrupolosi e forse poco corretti, da teste scalmanate e da scroccatori, i più pronti di solito a ogni genere d’eccessi, cattivi esponenti e interpreti degli interessi nazionali e spesso deleteri in un paese di tradizionale rettitudine, di buona fede commerciale e di costante operosità.

Nè saranno mai abbastanza deplorate e scongiurate le inframmettenze di certi organizzatori, mandati lassù con la parola d’ordine di guadagnare ai sindacati del Regno artigiani, commessi di studio, contadini e i così detti lavoratori della mensa. Come è noto, l’Alto Adige prima della guerra aveva sviluppato mirabilmente l’industria del forestiero e la clientela, quasi tutta germanica e austriaca, che popolava quegli alberghi maestosi e «colossali», apportava un’immensa ricchezza alla Provincia, dove la stagione durava di regola almeno i tre mesi dell’estate e in parecchi centri si protraeva anche a tutto l’autunno per rinno-