Pagina:Barzini - Una porta d'Italia col Tedesco per portiere, Caddeo, Milano, 1922.djvu/27

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Queste disposizioni emanano da persone che hanno una formidabile competenza giuridica, ma le quali hanno dimenticato che durante la guerra l’Alto Adige non era abitabile per degli italiani, che il fenomeno di penetrazione della vita italiana lassù è recentissimo e non rappresenta una condizione di cose transitoria, ma l’inizio di una situazione che dovrà assumere sempre più carateri profondi e definitivi. Fino all’annessione non si potevano stabilire solidi interessi italiani in una provincia che giuridicamente ancora non ci apparteneva, e l’inizio degli affari, il sorgere delle banche, dei magazzini, delle scuole, degli uffici italiani è roba di ieri. Siamo in un periodo di impianto in cui ogni mese, qui, incide un valore profondo nel tempo, e richiedere un anno di permanenza in un Comune alto-atesino come condizione al voto vuol dire riconoscere come base elettorale non la composizione etnica attuale, portata dal nuovo regime, ma quella vecchia, precedente l’annessione, se non quella austriaca. Vuol dire escludere dalle elezioni l’enorme maggioranza degli italiani affluiti nell’Alto Adige per vivervi permanentemente e regolarmente del loro lavoro, e che non dovevano essere considerati come dei passeggeri destinati ad andarsene.

Si dirà che dopo tutto le cose sarebbero andate lo stesso, che Toggenburg, Nicolussi, Walther e Tinzl sarebbero stati egualmente eletti. Ma non avrebbero avuto il novanta per cento dei voti e