Pagina:Barzini - Una porta d'Italia col Tedesco per portiere, Caddeo, Milano, 1922.djvu/82

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tomico del dottor Carrel, per essere innestalo su qualche corpo teutonico.

Mettiamoci ben in mente questo: che un italiano oggi trova più difficoltà a stabilirsi e ad esercitare una professione o una missione nell’Alto Adige che non in qualsiasi paese estero non nemico. Nessun ostacolo gli viene dal popolo, rispettoso e bonario, ma ogni strada gli è chiusa dalle amministrazioni, o dalle leghe, o dalla Camera di Commercio, o dalla polizia locale, o dalla banca tedesca, perchè tutto piega ad un comando unico, tutto diviene strumento di anti-italianità sotto ad un unico indirizzo, il quale si appoggia principalmente sull’esercizio di una autorità teoricamente italiana.

Un italiano che arriva quassù comincia col non trovare facilmente un alloggio, a meno che non intenda di vivere all’albergo, nel qual caso egli, divenendo la materia prima della maggiore industria del paese, quella dei «Grands Hôtels», compie la semplice funzione di separarsi da alcuni biglietti da mille e gode i privilegi dello «straniero di passaggio», unica qualità che secondo il Verband si conviene agli Italiani nei suoi domini. I giornali atesini sono pieni di annunzi di affitti, ma «per soli tedeschi». Il Commissariato civile ha fatto delle benevole rimostranze per questo esclusivismo che ci manda a spasso e che obbliga fra l’altro i nostri funzionari, i nostri ferrovieri, i nostri ufficiali, a sacrifici enormi per non dormire sul marciapiede. È inutile considerare gli effetti e trascurare le cau-