Pagina:Basile - Lu cunto de li cunti, Vol.I.djvu/169

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introduzione clix

Basile con altre, antecedentemente messe in iscritto. Così la prima parte del Vardiello (I, 4) è precisamente la novella XLIX del Morlino: De matre, quae filium custoditum reliquit’’1. Ma un racconto tanto popolare, come pensare che il Basile lo desumesse dal Morlino? E come avrebbe fatto ad atteggiarlo, nell’espressione e nel dialogo, a quel modo tutto popolare, se non era il popolo stesso che glielo dettava?

Il soggetto del T. II, G. II (Verde prato), è questo: «Nella è amata da no prencepe, lo quale, pe no connutto de crestallo, va spesse vote a godere cod essa. Ma, rutto lo passo da le midiose de le sore, se taccareja tutto, e sta nfine de morte. Nella, pe strana fortuna, ntenne lo remmedio, che se pò fare, l’appleca alo malato, lo sana, e se lo piglia pe marito». E si riscontra di tutto punto con una novella, contenuta nell’Angitia Cortigiana de natura del cortigiano (Roma, MDCL), di M. A. Biondo, e ch’è riassunta dal Passano a questo modo: «Narrasi come un gentiluomo, chiamato Pennaverde, per andare a ritrovare l’amata, passasse attraverso un tubo di cristallo; il quale rotto ad arte dalla sorella della ganza, gli lacerava le carni, in modo da condurlo in fin di vita, ed in qual maniera fosse salvato dall’amante»2. Ma anche questo è un racconto molto popolare, e se ne conoscono numerose versioni.



  1. H. Morlini, Novellae, Fabulae, Comoedia, Parisiis, MDCCCLV, pp. 94-5.
  2. Passano, o. c., Torino, 1878 (erron., nel cap. prec, Bol., 1868), I, 50.